Riflessione sulla inadeguatezza del sistema scolastico italiano delle scuole di secondo grado

Premessa

Lo scopo per il quale ho deciso di scrivere questo testo è perché sempre più respiro un’aria di decadenza intorno alla scuola. Questo mi fa rabbia. Penso che una decadenza del sistema scolastico porti anche a una decadenza sociale. È da qualche anno che trascorrono più tempo all’estero che in Italia, ed ogni volta che torno avverto sempre più che la situazione peggiora. Certo, la situazione pandemica dell’ultimo anno e mezzo sicuramente è una causa, ma penso che propio per via di questa situazione, quando sarà possibile tornare alla normalità, la scuola avrà un ruolo centrale nel rilancio sociale. Non sono un esperto di educazione, e sono convinto che chi sta lavorando per migliorare la scuola lo stia facendo con le massime competenze, professionalità e serietà. La mia non è una critica a chi si occupa di scuola in Italia, ma è una riflessione data dalle sensazione che averto durante la mia vita quotidiana. A giugno saranno già cinque anni che ho terminato le superiori, può essere tanto sotto un certo punto di vista, ma non molto sotto altri. Queste mie riflessioni sono nate dalla mia esperienza scolastica e di come la scuola mi abbia preparato al mondo di oggi. Sono inoltre il frutto di dialoghi avuti con studenti che si trovano attualmente alle superiori e di persone che lavorano nel sistema scolastico. 

All’interno del testo non faccio rifermenti a investimenti strutturali o altro, perché a farlo molto probabilmente incorrerei nel rischio di cadere all’intero di un discorso politico, cosa che non è il mio scopo. Lo scopo di questo testo è riflettere sul sistema scolastico dal punto di vista del programma, dei suoi obiettivi e di come essi vengono raggiunti in relazione al quadro completo che è il mondo. La mia è una critica e una riflessione fatta a voce alta, non ho interesse nel cadere in una retorica politica. Anzi, magari è solo una mia sensazione ma mi sembra che stiamo perdendo troppo tempo a etichettare ogni cosa sotto una certo colore politico dimenticandoci il vero scopo: far funzionare le cose. Il sistema scolastico sta cadendo a pezzi, è inadeguato ai bisogni dei tempi di oggi, è inadeguato a creare valore nella società. E di questo siamo tutti responsabili, destra, sinistra, centro, apolitici, indipendenti, rossi o neri, tutti siamo sul banco degli imputati. Quello che è richiesto oggi è di programmare un sistema scolastico che torni a creare valore sociale per oggi e per domani. Non importa chi lo fa, è dovere verso il presente e un obbligo morale verso il domani, verso noi stessi. 

Questo mia riflessione è focalizzata alle scuole superiori, per due motivi: il primo, non ho abbastanza informazioni e competenze in ambito pedagogico per poter parlare della scuola dell’infanzia o primaria. Non ho studiato come i bambini apprendono, se non qualche generalità appresa da qualche corso, ma niente di più. Inoltre penso, che a questo livello il sistema scolastico ha un compito molto delicato ma è un ruolo di “costruzione” primaria, nel senso che deve fornire i mezzi primari (scrivere e leggere, fare di conto, un sistema di narrazioni di base) ai bambini per poter iniziare ad apprendere il mondo a un livello superiore in seguito. In questo, penso che il sistema funzioni. Sicuramente non è un sistema perfetto, ma è efficace. Di fatti l’Italia ha una percentuale molto alta di alfabetizzazione (come tutti i paesi europei) e di conseguenza, dal mio personale punto di vista, i problemi del sistema scolastico sorgono più avanti, alle superiori. Per questo motivo le mie riflessioni concernano solo le scuole superiori.

Il sistema scolastico come creatore di valore sociale 

Penso che il sistema scolastico sia uno (se non il più) importante di tutti i sistemi che una società può offrire. Penso che alla base di tutto la cosa più importate sia la creazione di valore. Il valore è creato dalle persone in un determinato luogo e tempo. Bisogna investire sulle persone, per darle i mezzi per poter creare valore. La creazione di valore (medio) è una ricchezza sociale. Più valore è offerto in una società ,città, territorio, più questo prospera e sta bene. Togliamo il valore e abbiamo decadenza. Penso anche che la risorsa più importante di una società sia proprio la persona, perché? Perché è la sua unità più piccola. È agendo su una scala atomica che penso si possa creare un valore complessivo. Detto ciò, di conseguenza penso che un efficiente sistema scolastico dovrebbe essere al centro, e il punto dal quale partire, per creare una società mirata a creare un futuro giusto e migliore all’intero di quel processo di continuo divenire che è il mondo. 

Cosa deve fare un buon sistema scolastico in cinque punti

Iniziamo ponendoci una domanda: che cosa deve fare un buon sistema scolastico? Come spiegato, dal mio punto di vista un efficiente sistema scolastico deve creare valore, ma come fa a creare questo valore?

Innanzitutto si pensa che la prima cosa che un sistema scolastico debba fare sia quello di creare una narrazione. Le società sono fatte di narrazioni, sono ciò che la definiscono, è importante  sapere la storia, studiare la cultura, le regole linguistiche, gli aspetti sociali, politici, economici, la trasmissione di valori (intesi come qualità morali e scoiali), i simboli, ecc.. dello stato o territorio nel quale si vive. La scuola è finalizzata alla creazione comunitaria, è intrinsecamente legato allo stato, e questo è possibile attraverso le narrazioni che vengono insegnate. Esse sono il primo passo, devono creare un’identità alla persona, siamo esseri sociali che hanno bisogno di identificarsi, di sentirsi parte di qualcosa, e quindi la scuola, deve riuscire in maniera generale a soddisfare questo bisogno. 

Punto due, sviluppare le capacità del singolo individuo. Questa è una parte difficile, ogni persona ha capacità in un determinato contesto e meno in altre. Come è noto, grazie alle ricerche del Professor Howard Gardner e a chi ha seguito la su linea di pensiero contribuendo a sviluppare e perfezionare le ricerche, esistono diversi tipi di intelligenza. Per questo motivo la scuola dovrebbe dare i mezzi per poter adattare l’insegnamento in maniera da stimolare il singolo studente a seconda del tipo di intelligenza che in lui è più sviluppata. Forse questo è più un problema a livello atomico che ha a che fare con il singolo insegnante, ma il sistema scolastico dovrebbe facilitare  nella maniera più assoluta il compito all’insegnante. Esempio: se il docente si trovasse davanti a uno studente con un’intelligenza più cinetica (motoria), o musicale, o magari spaziale, dovrebbe adattare la lezione nella maniera più assoluta al modo in cui lo studente riesce meglio ad apprendere (bisognerebbe adattare ogni lezione di una qualsiasi materia ai vari tipi di intelligenza. Questo adattamento fa già parte in vari sistemi scolastici).

Punto tre, magari questa è solo una mia fissa, ma la matematica dovrebbe essere insegnata come un linguaggio e non come un problema. La matematica è un linguaggio artificiale (cioè costruito, non è l’italiano, l’inglese, o il francese, essi sono linguaggi naturali cioè hanno avuto un’evoluzione spontanea, naturale) che serve a trasformare il soggettivo in oggettivo. Esempio: tutti vediamo la palla che è rossa, ma l’esatta tonalità di rosso cambia da soggetto a soggetto, a secondo della propria posizione, dell’anatomia dei singoli occhi, di come il cervello elabora le singole informazioni che riceve dal nervo ottico, ecc.. la matematica affidando un certo valore alla grandezza della lunghezza d’onda con il quale la luce colpisce la palla, identifica il colore, e solo un colore. Ecco che il mondo passa da soggettivo a oggettivo. E scusatemi se è poco! La matematica trasforma una cosa completamente soggettiva che è il mondo, a oggettiva e uguale per tutti, che va oltre i paesi e le culture. La matematica ha permesso con il suo linguaggio universale di portare insieme le persone da altre parti del mondo e di collaborare per il progresso che oggi abbiamo a disposizione e che avremo in futuro. Nessuno dice che la scuola deve creare matematici, io stesso non so molto di matematica, ma penso che sia importante per sviluppare una certa elasticità di pensiero così da avere uno sguardo oggettivo (oltre che soggettivo) sul mondo. Quindi iniziamo a insegnare la matematica come un linguaggio. 

Quattro, la scuola deve essere in grado di insegnare l’inglese in maniera adeguata. Viviamo in un mondo interconnesso, le barriere si stanno abbattendo, le distanze anche. È inammissibile che la scuola non insegni in maniera adeguata la lingua inglese. Secondo un recente studio solo il 55% degli italiani conosce la lingua inglese. Un dato troppo basso, va alzato al più presto. 

Cinque, creazione soggettiva del mondo. Questo è il punto più importante e più complesso che la scuola deve fare, perché può essere raggiunto solo attraverso gli altri quattro. La scuola deve darti i mezzi per capire il mondo nel quale si sta vivendo. Tutto il resto è inutile. Come fa una peronsa a scegliere, ad agire, come fa a sapere se sta facendo la cosa giusta, se non sa in che mondo si trova? Viviamo in un modo dinamico in continuo mutamento, il progresso e il cambiamento sono all’ordine del giorno, se sai dove vivi il mondo ha infinite possibilità da offrirti, se non lo sai rischi solo di soccombere. Noi giovani ci troviamo in una condizione nuova che mai prima si era presentata in tutto il corso della storia umana. Un giovane oggi davanti a sé ha infinite strade che può scegliere, è fortunato. Inoltre, abbiamo la fortuna di vivere e di essere nati in Italia. Che cos’è l’Italia? Semplicemente uno dei paesi più importanti dell’unione europea e ottava economia al mondo. Tendiamo ad essere negativi, ma ogni tanto bisognerebbe relativizzare. È vero, siamo in un periodo di crisi, e difficoltà, vero. Ma ciononostante le possibilità sono innumerevoli, ma bisogna conoscerle, senza conoscerle si rischia solo di creare incertezza nei giovani. Viviamo in uno dei paesi più ricchi al mondo, e il nostro sistema scolastico deve essere all’altezza di ciò. Potenzialmente un giovane italiano nato in una famiglia media può diventare tutto ciò che vuole, ripeto potenzialmente. È una nuova condizione, proprio per la quantità di scelte che abbiamo. Forse una volta era più “facile”, affidavi tutta la tua vita a un’azienda (magari statale) ed eri a posto. Funzionava così e non c’era nulla di sbagliato. Oggi però non può più funzionare così, i tempi sono cambiati, c’è un rinnovamento continuo, come disse Bauman, oggi la società è liquida. Ed è proprio in questa liquidità che la scuola deve riuscire a insegnarci in che mondo viviamo. Esempio: (generalizzo) nella velocità di oggi, una delle cose più importanti a livello lavorativo è il saper presentare e comunicare. Le aziende corrono, e i grandi “boss” non hanno molto tempo da perdere, le riunioni sono lunghe 5 minuti, e in quei 5 minuti devi far valere le tue idee e presentare l’argomento. Perché la scuola non insegna a presentare tramite un semplice power point? Altro esempio, perché non viene detto nulla della Cina? oggi è la prima potenza economica mondiale. Magari dell’Unione Europea qualcosa viene anche detto, a me personalmente non è mai stato fatto, perché? Oppure come sta plasmando la tecnologia la nostra società? E i big data? E il cambiamento climatico? E l’Intelligenza Artificiale? Comunità multi etniche? Integrare le minoranze? L’urbanizzazione? Contestualizzare la finanza? Perché non si parla di porno e di sesso? Empatia verso gli altri? Che ruolo hanno i social oggi? Come dovrebbero essere utilizzati? Perché da ragazzi ci sembrano giochi, ma non lo sono, vanno a creare un tuo alter-ego digitale, quello che uno fa e condivide rimane all’interno dell’iper-spazio virtuale. Una “ragazzata” fatta a diciotto anni e condivisa sul web può perseguirti per tutta la vita, e questo va insegnato. Sono tutte tematiche importanti e la scuola dovrebbe avere un ruolo nel farle comprendere e contestualizzare. Così come mille altre cose, la nutrizione, come viaggiare, nozioni di economia e diritto, l’importanza dello sport, ecc..

A supporto di queste mie riflessioni, voglio raccontare un episodio che mi ha lasciato abbastanza perplesso: lo scorso gennaio quando è stato assaltato Capitol Hill, il giorno dopo mi trovavo in compagnia di un ragazzo che sta affrontato la quinta superiore e quindi si sta preparando per affrontare l’esame di maturità. Ero curioso di sapere cosa avessero detto a scuola dell’accaduto e così glielo chiesi. Risposta? in sei ore di scuola nemmeno un professore ha accennato all’accaduto. Ritengo che questo episodio sia gravissimo. Ora sicuramente non in tutte le classi è successo ciò, sono sicuro che in molti lo hanno trattato, ma sono altrettanto sicuro che in molti non lo abbiano fatto, come in questo caso. La domanda è: com’è possibile non affrontare a scuola un fatto del genere? Non dico un’intera mattinata o lezione, ma almeno spendere qualche parola per contestualizzare e far capire l’accaduto e la situazione. I media e i giornali non parlavano d’altro, e la scuola no? Penso sia un piccolo ma grande esempio. E non penso nemmeno che importa molto chi lo fa,  certo magari un professore di storia, filosofia o italiano (di solito sono questi che trattano l’attualità) è forse più idoneo(?), ma chiunque, se è un professore penso abbiate le capacità necessarie per poterlo fare. 

Forse mi dilungo, il punto è che la scuola non ci da i mezzi per capire il mondo di oggi, e infatti i risultati sono sotto gli occhi di tutti: l’Italia è al terzo posto nei paesi europei con giovani senza occupazione (per occupazione si intende studio o lavoro). 

Cinque anni di scuola sono troppi, riduciamoli a quattro

Ultima riflessione con proposta allegata: cinque anni di scuola superiore sono troppi, riduciamoli a quattro. Molti paesi europei e nord americani lo fanno, e i risultati sono ottimi. Con quell’anno recuperato (o tolto dipende dai punti di vista) lo studente può farci quello che più vuole, ma io avrei una proposta: l’idea dei 500 euro ai neo maggiorenni da destinare alle spese per la cultura è sicuramente una bella idea, ma forse questo programma sponsorizzato dallo stato anche dal punto di vista economico per lo sviluppo della persona, potrebbe essere implementato. In che modo? La mia è una semplice idea, ma ritengo potrebbe essere interessante attivare un progetto di volontariato internazionale a libera adesione. Un anno (o qualche mese) all’estero per vedere effettivamente il mondo e capire meglio che bisogni ha e come è possibile migliorarlo, il famoso “toccare con mano”. Oggi (Covid escluso) viaggiare è diventato molto più facile e i costi si sono abbattuti in maniera importante ( ma molti non lo sanno, ecco di nuovo l’importanza di capire il mondo in cui si vive), invece che finanziare con 500 euro per comprare degli oggetti o degli eventi che per quanto belli ed educativi, forse sotto certi aspetti sono ancora limitati (non fraintendetemi, mi piace andare ai musei e comprare libri, capisco la loro importanza, dico solo che il progetto è giusto ma magari potrebbe essere implementato).

Quindi, perché non finanziare un progetto del genere? Sono convinto del fatto che un ragazzo sviluppa e cresce maggiormente lavorando come volontario un anno o sei mesi in India, o sud America, o in africa, o in altre comunità che hanno bisogno, che non invece stando un anno tra i banchi di scuola. Sono ritenuto a supporre che lavorando nelle comunità più povere, si possa sviluppare un maggiore senso di responsabilità con una prospettiva più realistica di quelle che sono le esigenze sociali, così da fare scelte migliori per il futuro. 

Immagino che un programma del genere non sia semplice da realizzare, ma sarebbe interessante cercare di capire le reali possibilità, discuterne e cercare di vedere se esistono delle soluzioni per poterlo realizzare.

Conclusione

Spero di aver offerto al lettore motivo di riflessione e magari anche di critica, se sono riuscito in ciò, suscitando dell’interesse nella discussione sul sistema scolastico italiano, allora il testo ha raggiunto il suo scopo. Sicuramente questo testo ha in se molte lacune e imperfezioni ma d’altronde esso non vuole offrire soluzioni ma solo riflessioni. Riassumendo ho deciso di parlare delle scuole superiori perché penso che sia qui dove ad oggi si hanno le più grosse problematiche. Infatti, finite le scuole superiori uno studente dovrebbe essere coscienzioso del mondo in cui si trova, così da avere i mezzi necessari per scegliere il suo futuro. Le mie riflessioni sono riassunte in sei punti: 

Primo punto: esso si sofferma sull’importanza delle narrazioni in quanto queste devono adempire alla creazione comunitaria, per soddisfare così il bisogno identitario del singolo individuo. 

Secondo punto: sottolinea l’individualità della singola persona. Ognuno di noi apprende e impara in maniera diversa, un sistema standardizzato non assolve le sue funzioni. Il sistema dovrebbe tenere conto di ciò.

Terzo punto: la matematica dovrebbe essere insegnata come un linguaggio e non come qualcosa di arcano da risolvere. L’importanza della matematica è quella di trasformare il soggettivo in oggettivo. 

Quarto punto: viviamo in un mondo globalizzato, è inammissibile che solo il 55% degli italiani conosce l’inglese, è imperativo, a mio avviso, aumentare questa percentuale con una riforma del metodo d’insegnamento.  

Quinto punto: la scuola deve farci comprendere il mondo nel quale viviamo, se non sappiamo in che mondo viviamo come facciamo a scegliere nella maniera più giusta per noi e per la società? 

Sesto punto: cinque anni di superiori sono troppi, ritengo che sia possibili ridurli a quattro come in molti paesi nord europei. Ho cercato di lanciare una provocazione nell’attuazione di un servizio di volontariato internazionale per far si che i giovani studenti neo diplomanti tocchino con mano il mondo nel quale vivono. A molti questa proposta potrebbe sembrare utopica, ma forse ragionandoci sopra sarebbe più semplice di quel che a prima vista potrebbe sembrare. 

Come detto spero che questo testo possa dare vita a una discussione che pone al centro il  sistema scolastico e il rinnovamento dei suoi aspetti didattici, il quale mi sembra inadeguato a rispondere ai bisogni della società di oggi. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, penso sia un imperativo ripartire proprio dalla scuola, il luogo che più di ogni altro crea valore all’interno della società. 

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